Un vortice: hedge funds, derivati e simili

 

 

 

Anche chi non investe o non si interessa di merca­ti finanziari deve avere un minimo di conoscenza di come funzionano certi meccanismi. E’ come in me­dicina: senza essere un medico bisogna avere un mi­nimo di conoscenza delle malattie che “girano”.

 

Gli hedge funds sono fondi che agiscono in modo estremamente speculativo. Spesso non subiscono un controllo legale perché operano off shore, cioè in Pae­si lontani, non soggetti a controlli e alle stessi leggi restrittive.

 

Eppure il nome di hedge viene dall’Inglese: siepe pro­tettiva. Dovrebbero quindi proteggere un capitale. Ma ormai questo nome è una pura farsa. Quale ri­sparmiatore, detentore di tale fond, conosce il signi­ficato della parola hedge?

 

Inizialmente gli hedge funds erano una specie di assicurazione contro il rischio di mancato pagamen­to dei debiti di grandi aziende, oppure una protezio­ne per i commercianti dalle fluttuazioni dei tassi di cambio delle valute.

 

Questi fondi sono delle invenzioni geniali della globalizzazione: controllano e gestiscono enormi quantità di denaro e riescono a eludere tutti i con­trolli nazionali monetari e finanziari. Un grande in­vestitore li ha paragonati a delle armi di distruzione di massa. Questi fondi spesso si servono di pseudo ca­pitale, di denaro virtuale, sostenuto da derivati finan­ziari.

 

Cosa significa derivati? Derivati come options o fu­tures sono prodotti finanziari che funzionano come una leva: poco capitale muove grandi quantità di de­naro. Per esempio: possiedo solo cento Euro, ma posso muovere 1.000 Euro e forse guadagnare tutta questa cifra. Nessuno però parla dei margini, cioè del capitale di garanzia che il piccolo speculatore deve avere, altrimenti non gli è concesso di operare.

 

Un ottimo modo per crearsi un'idea di questi mondi della speculazione finanziaria è di vedere i film Wallstreet 2: ildenaro non dorme mai diretto da Oli­ver Stone con Michael Douglas oppure Margin Call diretto da J. C. Chandor!

 

Ma anche con un piccolo sbaglio, con un distratto clic del mouse, ecco che la leva esce fuori controllo e scatena uno scoppio di bolle speculative in grado di annichilire lavori e risparmi di decenni.

 

Derivati finanziari sono prodotti mentali, struttu­re complesse, creati da una geniale ingegneria finanzia­ria. Sono scommesse su un determinato sviluppo dei prezzi.

 

La grande maggioranza dei fondi utilizza strumenti derivati che sono solo strumenti fine a se stessi, costruiti per moltiplicare le commissioni dei gestori, riempire di debito i consumatori e spalmare il rischio in diversi settori. I derivati finanziari se non servono come copertura per i commercianti, sono strumenti che non producono niente per il bene collettivo, sono una pura illusione.

 

Già, l’illusione. Il denaro viene preso per creare al­tro denaro attraverso una formula ben elaborata, teorica, ma fittizia, che non produce nuova ricchez­za. Solo pochissime persone sono in grado di af­frontare e di valutare questa realtà sintetica e, quindi, di sopravvivere senza perdite nel mondo dei deriva­ti. Non sono lineari e sono prodotti a scadenza. Si può scommettere sulla volatilità, sul tempo e anche su perdita di valore. Sono un vero giocattolo per tanti trader.

 

Quanto è difficile però affrontare le perdite con le "options" lo dimostra il seguente esempio. Se si perde 10% bisogna guadagnare almeno 11.1% per rimediare. E' fattibile. Ma se si perde il 40% si è costretti di guadagnare almeno 66,6%! Con perdite maggiori è quasi impossibile riprendersi. 90% di perdita significa 900% di guadagno necessario, è un'impresa senza speranza!

 

Fig 9 Tabella guadagno e perdite

 

 

 

Questo non vale solo per l'alta finanza, anche nel­la vita di tutti i giorni ci si accorge che più si esce dal proprio equilibro, più ci si sbilancia, più è difficile rientrare nella normalità.

 

 

 

A fine anno, verso Natale, molto spesso vi sarete accorti che il valore di azioni o di fondi subisce un aumento per nulla giustificato dai dati dell’econo­mia. Come mai, allora, il titolo sale? Dove sta la ma­nipolazione? Questa rivalutazione viene chiamata windowsdressing, cioè abbellire la vetrina. I gestori dei fondi comprano titoli al solo scopo di fare apparire in una più bella luce la contabilità e i numeri dei li­bri, quindi anche i loro rendimenti durante l’anno che sta per finire. Buon Natale…

 

Ma il mondo della finanza ha steso ancora un’altra trappola. Questa ha la pericolosità di un buco nero: i private equities. Sono fondi che raccolgono ingenti ca­pitali da investimenti reali e, in seguito, creano una specie di illusione, di squilibrio tra offerta del lavoro e il capitale. Quando hanno smembrato una azienda acquistata, la rivendono senza pensare ai numerosi destini distrutti, alla tradizione e altro, basta fare profitto il più presto possibile. Hanno un sopranno­me suggestivo questi private equities: nel gergo si chiamano le cavallette del capitale.

 

 

 

Nell’antica Roma un senatore propose di indicare gli schiavi con una fascia bianca. Ma un altro senato­re, più saggio, lo frenò dicendo che se gli schiavi si fossero resi conto del loro grande numero avrebbe­ro potuto innescare una rivolta contro i senatori.

 

 

Con l’ignoranza delle leggi economiche ci si muove quindi verso una nuova schiavitù e, proprio questa, crea l’instabilità dei mercati.

 

Tutte le proteste e i cortei in varie città Europee e Americane sono i primi sensibili indicatori di pro­fonda rabbia, insoddisfazione e disperazione da par­te della popolazione.