Denaro e emozioni

 

 

 

Il problema sta nel condizionamento. Per quasi tutti noi è l’associazione negativa con il denaro, che pro­viene da secoli e secoli di pregiudizi come “il denaro è sporco”, “il denaro è la radice ditutti i mali”, “il denaro ro­vina il carattere”. oppure "il denaro è la farina del diavolo. "

 

Ai bambini si dice: "lavatevi le mani, avete toccato i soldi," non solo per una ragione igienica. In Euro­pa c’è una vera e propria reticenza e vergogna a par­lare di denaro, di quanto si guadagna o anche di quanto si ha a disposizione. Si rimane sempre un po’ nel vago e questo può creare seri malintesi e false aspettative. La povertà è da sempre più giustificata di quanto lo sia la ricchezza e le dottrine religiose hanno in parte le loro colpe.

 

Il termine Mammona è un classico esempio di quanto è ambiguo il nostro rapporto con il denaro. Viene dalla parola antica, di origine aramaica mona e significa possesso, ricchezzamateriale. Ma nella credenza popolare e nella letteratura viene rappresentato come un demone, un satana, un mostro bruttissimo, che induce gli esseri a essere avidi. Però va anche detto che alcuni studiosi lo traducono come "tesoro nascosto."

 

La Bibbia ci insegna che non si possono amare due dei allo stesso tempo, cioè Dio e Mammona. Adora o l'uno o l'altro. Lo studio approfondito della fisica dei Quanti ci mostra però che esiste la possibi­lità di amare sia l'uno che l'altro.

 

Detto semplicemente significa che possiamo si condurre una vita con ideali, avendo il nostro Dio, ma anche accettare l'altro lato: quello apparentemen­te mostruoso e oscuro della ricchezza materiale ov­vero del tesoro nascosto, senza vivere la contraddizioneeil malessere. Liberiamoci finalmente da questo ma­lessere!

 

Effettivamente parlare di soldi è quasi come un tabù e si parla più spesso di sesso che di soldi. La sensazione di vergogna è quello che meglio descrive questa emozione rispetto al denaro, correlata alla profonda credenza di non meritare la ricchezza e di non osare chiedere ciò che ci si aspetta.

 In America il concetto di fare soldi, to make money, è quasi pronunciato con la stessa enfasi di to make love ed è molto più diffuso e ben accettato che in Europa.

 In questo senso, il vago, la vergogna, il mistero del funzionamento del flusso del denaro, ci avvolgono come un segreto. E questo senso di vergogna, è an­corato molto forte in noi, sin dall’infanzia. Non ci hanno mai fornito gli strumenti per avere un rap­porto neutro verso il soldo. Questo invece è agevol­mente sfruttato da potenti e potere.

 

C’è un altro indicatore interessante che indica il nostro giudizio spregevole verso i soldi: il fatto di vi­vere di sola rendita. Se andate a cercare su Google l'espressione vivere di rendita vedrete che per il 98% troverete un’accezione negativa sul concetto vivere di rendita. Non è ritenuto lecito vivere solamente di rendita in un’età non pensionistica! (...)

 Questo può essere giusto e comprensibile, ma nel momento in cui la caccia al denaro diventa una vera e propria lotta impossibile, perché non accettare – se un buon destino lo concede – l’idea di vivere di ren­dita in modo positivo? Ben venga un’occasione di vivere di rendita per avere finalmente spazio e dedi­carsi alla propria realizzazione, alla propria missione! Già, la propria missione! Anche di questo riparlere­mo presto!

 Il filosofo Schopenhauer disse:

 

La fortuna è la sfortuna che non si ha.

 

Possiamo modificare questa frase dicendo:

 

La ricchezza è la povertà che non si subisce.

 

Questo è un atteggiamento cosciente e positivo verso tutto ciò cheriguarda le questioni finanziarie.

 

E’ pur vero che la voglia di avere denaro è il moti­vo principale per il quale si commettono crimini come la rapina, l’omicidio, le truffe. La mancanza di soldi, che genera paura e insoddisfazione, è anche causa dell’insolvenza, che è spesso motivo di suici­dio, di divorzio, di rotture sociali, di prostituzione a tutti i livelli e che diventa strumento per mantenere uno status. Non demonizziamo il denaro e togliamo questo valore esagerato che gli è stato attribuito.

 

Anche la psicologia dei mercati finanziari rispec­chia questa grande emotività benché i professionisti vogliano farci credere che sia un mondo dominato da pura logica e razionalità. Un esempio concreto: il giorno di scadenza di futures e options o di altri pro­dotti, i cosiddetti “derivati”, che cade ogni terzo ve­nerdì della fine del trimestre, (in marzo, giugno, set­tembre, dicembre) si chiama “ilgiorno delle tre streghe”, e viene dal termine inglese "triple witches day". In nessun altro giorno si possono perdere così tanti soldi. In questo giorno le quotazioni delle azioni si muovono senza un vero motivo, senza una notizia fondata, come impazzite in tutte le direzioni. Il volu­me degli scambi è molto alto.

 

L’origine di questo modo di dire è da cercarsi tra il quindicesimo e il diciottesimo secolo, il giorno in cui le streghe s’incontravano per festeggiare con il Diavolo. Questo dimostra come la Borsa ha traman­dato nell’inconscio collettivo una connotazione dia­bolica (il patto con il Diavolo, ricordate?), perché l’andamento della Borsa è sempre stato considerato imprevedibile, misterioso e pericoloso. Nello stesso tempo però ha un forte richiamo e fascino per quasi tutti gli investitori. Abbaglia e fa, quindi, sbagliare nelle percezioni. E infine fa precipitare.

 

Quando ci sentiamo affascinati, invogliati e attratti da una promettente speculazione o dall'acquisto di derivati finanziari, pensiamo e immaginiamoci il Diavolo che balla con le streghe! Bisogna dare ad ogni immagine e parola il rispetto adeguato!

 

Senza dubbio il denaro in se è una forza, un’ener­gia, ma in principio è neutrale, come l’elettricità. Si può applicare per moltiplicare tutte le forze, nel bene e nel male.

 

Bisogna sapere discernere: non è il denaro che rende avidi o conduce a un atteggiamento senza scrupoli. E’, piuttosto, la profonda necessità di sicurezza e, in un secondo momento, di voglia di potere che giace nascosta in quasi tutti noi. Il denaro è, quindi, la conseguenza, ma non la causa! Detto in altri ter­mini: se non ci fosse il “denaro”, le stesse persone utilizzerebbero altre cose per scatenare queste energie.

 

Avere a che fare con il denaro è comunque spes­so collegato a sofferenza. Ritorniamo al nostro filoso­fo Seneca che sostiene che il proprio patrimonio è la più importante fonte di malessere, più forte ancora delle paure derivanti da malattia, fatiche, desideri e dolori. L’uomo ricco si strazia dinanzi a una grande perdita, come quello povero per una somma più pic­cola; per un corpo grosso il dolore è uguale a quello per un corpo minuto.

 

Il saggio Seneca consiglia quindi di circoscrivere con stretti limiti il proprio patrimonio, in modo da proteggerlo meglio da un eventuale destino, come in guerra chi si sa nascondere e proteggere dietro a uno scudo è più sicuro di chi, gigantesco, non ci rie­sce e può essere attaccato da tutte le parti. Consigli, questi, che trasferiti al mondo di oggi e a quello della Borsa, si rivelano estremamente utili e lungimiranti.

 

Rimanendo nel mondo dell’investimento moder­no, alcune ricerche dimostrano che una perdita è percepita, mediamente, 2,5 volte più intensamente di un guadagno della medesima consistenza. Imma­ginatevi quanto dolorosamente viene vissuto, per esempio, il furto di circa duemila € ; nel contempo, immaginate la gioia per la vincita della stessa cifra: l’intensità non risulta così esaltante quanto tagliente e amaro il ricordo per la perdita subita …

 

E’ quindi un errore colpevolizzare il denaro per tutti i mali, indicandolo come il capro espiatorio dei propri sbagli ed errori: ciò ricorda una persona ubriaca che arrabbiata lancia la bottiglia contro il muro, come se fosse questa la causa di tutti i suoi guai.

 

Prima di voler lavorare proficuamente con il de­naro per noi stessi o per gli altri, dobbiamo sotto­porci a un’accurata autoanalisi e renderci conto che il costante o interrotto flusso del denaro è solo un riflesso del nostro stato d’animo e delle nostre credenze e, quindi, del nostro immenso bisogno di sicurezza.

 

Prima di guadagnare, dobbiamo imparare a non perdere.Come....